Irrrresistibile tentazione meringata al limone… il Pie de limon

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Oggi nella veste di diavolo malandrino vi voglio svelare un magico contrasto assuefante creato dall’incontro tra la scioglievole dolcezza del manto di meringa e la pungente succosità del limone. Un boccone languido di pura energia che saprà rinvigorire persino gli animi più fiacchi o demotivati

E’ risaputo che via via che l’ambiente si fa rovente con l’incedere della stagione estiva entrata nel vivo del suo splendore e… calore, più aumentano i diavoletti che in mezzo a noi si trastullano punzecchiando con i richiami più ammalianti. A tentarvi stavolta, cari lettori, è un peccato di gola che potrebbe farvi davvero perdere ogni speranza di salvezza al varcare con il palato la soglia di un nuovo gusto, fresco e suadente. Un autentico refrigerio per le papille e lo spirito che sarebbe ancor più peccato non provare!

Sebbene sia un dolce di creazione anglosassone (il nome originale è infatti“Lemon Meringue Pie”) in Perù ormai da anni lo hanno adottato come una delle bontà della pasticceria locale, ribattezzandolo come Pie de limón o Tarta de limón, conferendogli una nota di peruvianità data dal sapore inconfondibile del lime, il noto limone peruviano tanto usato nei cocktail. Come forse non tutti sanno, il Perù  è una nazione dove l’alta concentrazione di dolcezza, in termini di zucchero e non, vi fa da padrone. Inevitabile quindi che il Pie de limón rappresenti oggi una delle acquisizioni dolciarie di gran lunga più apprezzate e richieste.

Sarà forse per il delizioso equilibrio tra sapori contrastanti che esplodono in bocca in un gusto finale da far perdere la cognizione del dove, quando e perché. O piuttosto per la sua freschezza goduriosa che attenua la natura zuccherina di questa bomba energetica a base di biscotti, crema al limone e meringa, rendendola piacevole da consumare dopo un’afosa giornata di mare.

Ho serie ragioni per credere che dopo questo invito fra le righe, per chi fra voi in preda ad un forte raptus di golosità, si vorrà cimentare nella versione italiana della “Crostata meringata al limone” ne uscirà talmente ammaliato da non veder l’ora di riproporlo ai prossimi eventi tra amici e famigliari… Il successo e il conseguente bis temo sia garantito!

Ragion per cui non me ne vogliate se ho innestato in voi una nuova dipendenza!! 🙂

 

Ingredienti per il Pie de limón

– 250g di biscotti Digestive

– 80g di burro

– 3 uova grandi (dividendo tuorli e albumi)

– 1 barattolo di latte condensato

– 3 lime (limone peruviano) o 2 limoni italiani

– 50g di zucchero

Preparazione

Si inizia preparando la base della crostata. Stendete sul piano di lavoro uno strato di carta forno sul quale, con l’aiuto di un mattarello, tritate finemente i biscotti.

Versate i biscotti tritati in una ciotola e uniteli al burro, precedentemente sciolto e lasciato raffreddare. Dopo aver amalgamato per bene, versate il tutto all’interno di un tegame imburrato e foderato con la carta forno. Tenete in frigo mentre preparate le creme che comporranno i due strati del dolce.

Per ottenere la crema di limone dovete mescolare il latte condensato al succo di limone e poi aggiungervi i tuorli. Dopo aver ottenuto una crema omogenea, la versate sullo strato di biscotti precedentemente predisposto nel tegame e riponete di nuovo in frigo.

Il secondo strato, che formerà la meringa decorativa, lo preparate montando a neve ben soda gli albumi (una 10’ di minuti) e poi unendovi delicatamente lo zucchero. Togliete il tegame dal frigo e aiutandovi con una tasca da pasticciere create tanti piccoli ciuffetti su tutta la superficie del dolce, donandogli così il suo aspetto tradizionalmente caratteristico.

Infine, cuocete in forno preriscaldato a 180° per 15 minuti. Terminata la cottura (quando noterete la leggera doratura della meringa), lasciate raffreddare il dolce a temperatura ambiente e dopo aver forse ceduto al primo assaggio, vi ricordiamo di conservarlo in congelatore per assicurarvi la piacevole nota rinfrescante.  Vi consigliamo di tirarlo fuori dal freezer almeno una mezz’ora prima di servirlo, giusto per renderlo più facile al taglio e gradevole all’assaggio.

 

 

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PAPAS RELLENAS, regine del fast food andin

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Patate ripiene alla peruviana, regine del fast food andino

Facili, economiche e buone, le papas rellenas del Perù. Un tributo all’alimento base della gastronomia Inca, oggi divenuto tesoro biologico dell’umanità. Parola di Federico Engels

 

Patate Ripiene: il tesoro dell'umanità con un cuore Inca (foto: la rete)Patate Ripiene: il tesoro dell'umanità con un cuore Inca (foto: la rete)

Patate Ripiene: il tesoro dell’umanità con un cuore Inca (foto: la rete)

Nel Perù, grande “arca di Noè” delle patate, troviamo almeno 3000 delle 5000 specie di patate coltivate al mondo, che differiscono tra loro in modo sorprendente, per colore, forma, dimensione e sapore. A queste innumerevoli varietà tipiche del territorio andino vi è addirittura dedicata una istituzione, il CIP (Centro Internazionale della Patata) a cui spetta il compito di tutelare quello che risalta quale inestimabile tesoro biologico, occupante il quarto posto degli alimenti più importanti al mondo, dopo il grano, il riso e il mais.

Le patate vantano una storia millenaria e variegata. Se da un lato, 8000 anni or sono venivano considerate dagli Incas un sacro dono degli dei e della Pachamama(“Madre Terra” in lingua quechua), dall’altro, vennero introdotte in Europa nel corso del ‘500 accolte dapprima come “curiosità botanica” ornamentale, poi additate con diffidenza sia a causa della loro forma bitorzoluta sia perché al contrario di tanti altri ortaggi, crescevano e si sviluppavano al buio nella profondità della terra, un mistero che per molti rimandava a forze diaboliche. Fortunatamente, il riscatto dell’innocuo tubero non tardò ad arrivare passando alla storia come l’alimento che “ha rivoluzionato la storia quanto la scoperta del ferro” (cit. Friedrich Engels), principale fonte di sostentamento della rivoluzione industriale.

Numerose come le varietà esistenti, sono le ricette a base di patate sparse per il mondo. Pangea oggi dedica il suo appuntamento settimanale a una delle ricette tradizionali peruviane che rende particolarmente onore all’immensa versatilità di questo umile ingrediente: laspapas rellenas.

Non vi è un solo mercato di Lima dove non troviate questa delizia culinaria che potete gustare servita con della tradizionale salsa criolla (contorno a base di cipolle rosse, peperoncino, limone e prezzemolo) rischiando, dopo il primo assaggio, di essere condannati ad un’autentica assuefazione cronica. Il morbido ma croccante involucro avvolge un gustoso ripieno a base di carne macinata saltata in padella e aromatizzata.

 

Ingredienti per le Papas Rellenas (6 porzioni)

 

– 1kg patate lesse e sbucciate

– 250g di carne rossa macinata

– 1 cipolla rossa grande tritata

– 1 dente d’aglio schiacciato

– 2 uova crude

– 3 uova sode tagliate a spicchi

– 6 olive nere denocciolate

– passata di pomodoro a piacere

– farina, olio, sale, pepe q.b.

 

 

Preparazione

 

Iniziate sbucciando e tagliando le patate a cubetti e lessatele per una ventina di minuti. Scolate le patate e schiacciatele con uno schiacciapatate o manualmente aiutandovi con una forchetta. Incorporate le uova crude, condite con sale e pepe a piacimento e mettete da parte a raffreddare.

Scaldate un po’ di olio in padella e soffriggete la cipolla e l’aglio col sale finché non appassiscono. Aggiungete, poi, la carne macinata e fate rosolare bene finché la carne non è ben cotta. A questo punto potete scegliere se aggiungere o meno qualche cucchiaiata di passata per aggiungere colore e sapore al ripieno.

Dividete la massa di patate in circa 6 palline di media grandezza. Stendete con le mani ognuna di esse, infarinandone leggermente i lati e disponetevi al centro un po’ del ripieno di carne insieme ad un’oliva e 2 spicchi d’uovo sodo e richiudete dando la caratteristica forma ovale. Passate le palline ripiene nella farina e lasciate in frigo a rapprendere.

Infine riscaldate in una pentola una quantità abbondante d’olio e friggete las papas fino a completa doratura. Servite calde con della salsa criolla o del più digeribile riso in bianco.

Cucina Latina:Patate ripiene alla peruviana, regine del fast food andino

Facili, economiche e buone, le papas rellenas del Perù. Un tributo all’alimento base della gastronomia Inca, oggi divenuto tesoro biologico dell’umanità. Parola di Federico Engels

 

Patate Ripiene: il tesoro dell'umanità con un cuore Inca (foto: la rete)Patate Ripiene: il tesoro dell'umanità con un cuore Inca (foto: la rete)

Patate Ripiene: il tesoro dell’umanità con un cuore Inca (foto: la rete)

Nel Perù, grande “arca di Noè” delle patate, troviamo almeno 3000 delle 5000 specie di patate coltivate al mondo, che differiscono tra loro in modo sorprendente, per colore, forma, dimensione e sapore. A queste innumerevoli varietà tipiche del territorio andino vi è addirittura dedicata una istituzione, il CIP (Centro Internazionale della Patata) a cui spetta il compito di tutelare quello che risalta quale inestimabile tesoro biologico, occupante il quarto posto degli alimenti più importanti al mondo, dopo il grano, il riso e il mais.

Le patate vantano una storia millenaria e variegata. Se da un lato, 8000 anni or sono venivano considerate dagli Incas un sacro dono degli dei e della Pachamama(“Madre Terra” in lingua quechua), dall’altro, vennero introdotte in Europa nel corso del ‘500 accolte dapprima come “curiosità botanica” ornamentale, poi additate con diffidenza sia a causa della loro forma bitorzoluta sia perché al contrario di tanti altri ortaggi, crescevano e si sviluppavano al buio nella profondità della terra, un mistero che per molti rimandava a forze diaboliche. Fortunatamente, il riscatto dell’innocuo tubero non tardò ad arrivare passando alla storia come l’alimento che “ha rivoluzionato la storia quanto la scoperta del ferro” (cit. Friedrich Engels), principale fonte di sostentamento della rivoluzione industriale.

Numerose come le varietà esistenti, sono le ricette a base di patate sparse per il mondo. Pangea oggi dedica il suo appuntamento settimanale a una delle ricette tradizionali peruviane che rende particolarmente onore all’immensa versatilità di questo umile ingrediente: laspapas rellenas.

Non vi è un solo mercato di Lima dove non troviate questa delizia culinaria che potete gustare servita con della tradizionale salsa criolla (contorno a base di cipolle rosse, peperoncino, limone e prezzemolo) rischiando, dopo il primo assaggio, di essere condannati ad un’autentica assuefazione cronica. Il morbido ma croccante involucro avvolge un gustoso ripieno a base di carne macinata saltata in padella e aromatizzata.

 

Ingredienti per le Papas Rellenas (6 porzioni)

 

– 1kg patate lesse e sbucciate

– 250g di carne rossa macinata

– 1 cipolla rossa grande tritata

– 1 dente d’aglio schiacciato

– 2 uova crude

– 3 uova sode tagliate a spicchi

– 6 olive nere denocciolate

– passata di pomodoro a piacere

– farina, olio, sale, pepe q.b.

 

 

Preparazione

 

Iniziate sbucciando e tagliando le patate a cubetti e lessatele per una ventina di minuti. Scolate le patate e schiacciatele con uno schiacciapatate o manualmente aiutandovi con una forchetta. Incorporate le uova crude, condite con sale e pepe a piacimento e mettete da parte a raffreddare.

Scaldate un po’ di olio in padella e soffriggete la cipolla e l’aglio col sale finché non appassiscono. Aggiungete, poi, la carne macinata e fate rosolare bene finché la carne non è ben cotta. A questo punto potete scegliere se aggiungere o meno qualche cucchiaiata di passata per aggiungere colore e sapore al ripieno.

Dividete la massa di patate in circa 6 palline di media grandezza. Stendete con le mani ognuna di esse, infarinandone leggermente i lati e disponetevi al centro un po’ del ripieno di carne insieme ad un’oliva e 2 spicchi d’uovo sodo e richiudete dando la caratteristica forma ovale. Passate le palline ripiene nella farina e lasciate in frigo a rapprendere.

Infine riscaldate in una pentola una quantità abbondante d’olio e friggete las papas fino a completa doratura. Servite calde con della salsa criolla o del più digeribile riso in bianco.

Il Frijol Colado, dolce crema di fagioli e sesamo

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Il Frijol Colado, dolce crema di fagioli e sesamo

A suon di creatività ed abile lavoro manuale, spunta dalla valle di Cañete un altro membro della famiglia dei manjar peruviani. Preparato tradizionalmente con allegria e nostalgia dalle donne afro-discendenti di questo popolo, la ricetta di una delle delizie più dolci ed uniche della gastronomia sudamericana

 

Avvolgente crema di fagioli: la delizia del Frijol Colado (foto: la rete)

Avvolgente crema di fagioli: la delizia del Frijol Colado (foto: la rete)

Continuando il nostro viaggio alla scoperta della gastronomia peruviana e delle sue variegate sfumature etniche, oggi Pangea dedica questo spazio ad un’altra ricetta che vede come protagonista i fagioli, l’ingrediente povero per eccellenza, presentato tuttavia in una veste dolcemente insolita.

Ciò che a prima vista potrebbe somigliare ad una cremosa delizia al cioccolato cosparsa di granella di nocciole, altro non è che una sorta di marmellata densa a base di fagioli, latte, zucchero, spezie e semi di sesamo.

Benché per alcuni di voi l’accostamento degli ingredienti possa suonare dissonante, ad altri probabilmente stuzzicherà l’appetito e la mente, rammentando le tradizionali marmellate a base di castagne o ceci utilizzate in alcune regioni d’Italia per arricchire frolle e dolci vari in modo sano e nutriente.

Come tante altre pietanze nate dall’intreccio afroperuviano, il Frejol Colado o comunemente chiamatoColao, è l’ennesimo esempio di come a partire da ingredienti semplici e un buon tocco creativo, sia possibile ottenere delle autentiche svenevoli delizie capaci di ammaliare persino i palati più diffidenti.

Sebbene in Perú appartenga alla famiglia dei manjar, di cui un buon peruviano non può fare a meno, e lo si consumi quindi durante tutto l’arco dell’anno, nei luoghi d’origine è noto come dolce caratteristico della settimana di Pasqua e viene preparato esclusivamente per quei giorni. L’antica ricetta prevedeva l’uso di una varietà di fagioli neri o rossi, miele di chancaca (zucchero di canna non raffinato del tipo zucchero marrone), chiodi di garofano e sesamo. Oggigiorno, a seconda delle regioni, numerose sono le varianti sorte che prevedono, da un lato, l’aggiunta di elementi come cannella, noce moscata, anice o vino rosso dolce, dall’altro, la sostituzione dei tipici fagioli neri e della chancaca rispettivamente con dei fagioli più comuni e dello zucchero di canna.

In origine, il procedimento usato dalla tipica doñaafroperuviana per ottenere questo dolce sublime era abbastanza laborioso. Prima lessavano i fagioli, poi dopo averli raffreddati, li filtravano con un panno bianco e procedevano con il cosiddetto colado. A quei tempi, era il solo modo per ottenere una pasta densa e delicata. Oggigiorno, la preparazione tradizionale è stata conservata solo nelle valli a Sud di Lima, ma nelle grandi città è stata abbandonata a favore del moderno e pratico passaverdure… che fa passare ogni paura!

 

Malgrado tutto ciò, la ricetta si presenta piuttosto inalterata e realizzarla nelle vostre case, rievocando in un pentolone le fragranze e i colori afroperuviani, potrebbe essere davvero un’esperienza unica.

 

Ingredienti per il Frejol Colado (per 6 persone)

 

– 600g fagioli neri
– 1kg di zucchero di canna
– ½ tazza di latte evaporato

– ½ tazza di acqua

– 1 cucchiaio di cannella in polvere
– 3 chiodi di garofano
– 1 cucchiaio di semi di sesamo tostati

 

Preparazione

 

Si inizia la preparazione un giorno prima, lasciando i fagioli in ammollo in acqua fredda per circa 8 ore. Questa accortezza servirà ad ammorbidire i fagioli riducendone i tempi di cottura.

Il giorno seguente, dopo aver rimosso l’acqua, si procede alla cottura a fuoco medio dei fagioli con una quantità d’acqua sufficiente a ricoprirli e senza l’aggiunta di sale. A fine cottura, si frullano con il latte e si passano per un colino per eliminarne le bucce (questo procedimento potreste pure saltarlo ma il dolce non vi uscirebbe poi tanto delicato).

In una pentola di grandi dimensioni uniamo lo zucchero, l’acqua, la cannella e i chiodi di garofano. Quando lo zucchero si sarà completamente sciolto si aggiungono i fagioli passati, mescolando continuamente con un cucchiaio di legno. Nel caso il composto risultasse troppo denso aggiungete un po’ di aqua/latte.

Quando la pasta di fagioli avrà raggiunto la giusta consistenza (ossia tale da vedere il fondo della pentola mescolando) travasare il tutto in un pirix, spolverizzando sulla superficie i semi di sesamo tostati e, a piacere, zuccherini colorati. Lasciar intiepidire prima di servire.

Tacu Tacu, delizioso riciclaggio culinario

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CUCINA LATINA: Tacu Tacu, delizioso riciclaggio culinario

Figlia della tradizione povera afroperuviana, prelibatezza nata dalla necessità di non sprecare gli avanzi. Da cucina del recupero, a banco di prova per molti chef che sfruttano oggi la sua versatilità per creare con originalità tante fantasiose varianti

Gli chef più intrepidi combinano il tacu tacu classico con un tocco di frutti di mare, arricchendone in modo sublime il gusto (foto: la rete)

Gli chef più intrepidi combinano il tacu tacu classico con un tocco di frutti di mare, arricchendone in modo sublime il gusto (foto: la rete)

L’attuale identità culturale e gastronomica del Perù non sarebbe quella che oggi conosciamo senza l’impronta di gusti, colori e costumi lasciata dai numerosi schiavi africani che giunsero in epoca coloniale per lavorare nelle piantagioni della costa, nelle città di Chincha, Cañete e Ica.

In ambito culinario, l’influenza della comunità nera brindò ad una nuova unione di colori e sapori che oggi racchiudiamo sotto il nome di “cucina afroperuviana”, frutto della nostalgia di quelle terre lontane e del conseguente incorporamento di ingredienti autoctoni a ricette tipiche della tradizione africana.

Anticamente il tacu tacu – dal quechua “tacuni” termine usato per definire una “miscela” – era ciò che molte famiglie povere, al servizio di case nobili, mangiavano la mattina a colazione per riutilizzare gli avanzi dei lauti pasti del padrone. Si tratta di un piatto semplice ottenuto riscaldando in padella il riso e i fagioli rimasti del giorno prima (in alternativa fagioli rossi/bianchi o lenticchie), con l’aggiunta di un trito di cipolle e un pizzico di peperoncino, fino ad ottenere una massa compatta e omogenea, talvolta saltata nel burro per renderla dorata e croccante.

In Perù è attualmente considerata una pietanza fortemente connessa alla tradizione casareccia, per molti un dolce richiamo dei ricordi di infanzia e delle abitudini parsimoniose delle nonne che pur di non buttare via nulla se ne inventavano di tutti i … sapori! Esattamente come insegnavano a noi italiani le brave massaie di una volta, che vivevano secondo il motto del “Nulla si spreca, nulla si distrugge, tutto si ricrea”.

Oggi il tacu tacu come la gran parte delle pietanze della gastronomia peruviana,  viene servito con un contorno di sapori variegati che alternano uovo fritto, carne impanata, carne del sugo, pollo o salse di varia natura. C’è anche qualche intrepido chef che, a furia di far correre la fantasia, combina il tacu tacu classico con un tocco di frutti di mare, arricchendone in modo sublime l’intensità del gusto al palato.

Chissà che questo bel piatto della tradizione afroperuviana raccontato oggi da Pangea, in un periodo di crisi come quello che sta attraversando il nostro Paese, non determini una bell’inversione di tendenza, solleticando in noi la nostalgia di un ritorno alle vecchie care abitudini di una volta quando si valorizzava e si ottimizzava ogni cosa.

Del resto, se ci pensate, i piatti della cucina povera sono tutt’altro che poveri. Queste ricette così spontanee, dall’intenso sapore e autentica genuinità, sono la prova di come l’arte culinaria si alimentava (e tuttora si alimenta) di originalità, differenze e varianti dettate da un uso consapevole e fantasioso degli ingredienti a disposizione.

Ingredienti per il Tacu Tacu (dose per 4 persone)

– 4 tazze di fagioli neri cotti il giorno prima;

– 2 tazze di riso bianco;

– 1 cipolla grande tagliata a cubetti;

– 1 cucchiaino di aglio tritato;

– 2 cucchiaini di peperoncino giallo macinato;

– olio extra vergine d’oliva;

– sale a piacere;

– 1 uovo (qualora vi serva per rendere la massa più omogenea);

Preparazione

In una padella preparate un soffritto a base di cipolla, aglio, sale e peperoncino a piacere. Quando il soffritto è pronto unitelo al riso e ai fagioli in un’altra padella dove avrete fatto sciogliere una noce di burro. Muovendo leggermente la padella, come quando preparate un’omelette, fate cucinare il tutto finché non diventa una massa compatta e omogenea (se serve aggiungete un uovo e modellate con l’aiuto di una spatola) e portate a doratura.

Servite in tavola con un contorno di carne, pesce, un bell’uovo fritto oppure bagnato con della salsa a vostro piacimento (consigliamo della semplice salsa al pomodoro oppure un sughetto di carne/pesce).

Il segreto per ottenere un tacu tacu soffice e delicato è frullare una parte dei fagioli prima di unirli in padella al riso e al soffritto.

Ají de gallina, il sapore di un’antica unione

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Cucina Latina: Ají de gallina, il sapore di un’antica unione

Nato a Lima e designato come il discendente del manjar blanco, é la sintesi di due continenti e rappresenta uno dei principali biglietti da visita della gastronomia peruviana. Un tripudio di colore, note di sapore, soave cremosità e stuzzicante piccantezza

DA  · 29 MAR, 2013 

Aji de Gallina: l'oro degli Incas (foto: la rete)

Aji de Gallina: l’oro degli Incas (foto: la rete)

L’ají de gallina è in assoluto uno dei piatti della cucina peruviana più conosciuti e apprezzati. Frutto di un affascinante evoluzione di cibi e culture di due continenti entrate a contatto, fonde in un solo piatto ingredienti delle Ande e influenze francesi e spagnole.

È un piatto a base di carne di gallina sfilacciata, condita con una salsa piccante ed ottenuta arricchendo il brodo di pollo con elementi come il pane, l’olio, la cipolla, l’aglio, il latte, il parmigiano, le noci e l’ají, cioé l’ingrediente caratterizzante di questa, come di tante altre pietanze nazionali, che risaltano per sapore e colore.

Addentrandoci nei meandri del passato di questa creazione culinaria, scopriamo che nel lontano XVI secolo, contrariamente al suo attuale sabroso sapore criollo, leggermente piccante, arriva per la prima volta sulle tavole della capitale in una veste dolce e cremosa a base di carne di gallina, farina di riso, mandorle e zucchero, che si soleva chiamare menjar blanc manjar blanco.

Erano i primi anni dell’epoca coloniale quando gli spagnoli iniziarono a stabilirsi nel territorio peruviano apportando il loro bagaglio di usanze unito ad una secolare tradizione di sapori, prodotti e mestizajes culturali. La convivenza del popolo inca con quello spagnolo conduce ad una graduale assimilazione delle nuove specie animali e vegetali provenienti dal Vecchio Mondo che gli abitanti del luogo fanno propri e con la creatività reinventano e adattano al palato locale.

Il manjar blanco, considerato all’epoca un’eredità europea della cucina medievale spagnola, giunge in Perù in una duplice versione: un manjar di carne di gallina, zucchero e farina di riso; e un altro solo a base di zucchero e farina. Quest’ultima variante entra a far parte del repertorio dolciario nazionale sostituendo il latte alla farina e dando vita a ciò che oggi si conosce come dulce de leche. Diversa sorte toccò al primo manjar che, imbattendosi prima nell’influenza francese apportata dai tanti chef messi in fuga dalla Rivoluzione inebriandosi letteralmente nella loro Salsa Supreme(salsa a base di cipolle, aglio, latte e pane), e cedendo poi al fascino seducente dell’ají nazionale: ed ecco come da manjar dolce e soave qual era, si trasforma in uno decisamente più ammiccante e appetitoso.

 

Ingredienti per un autentico ají de gallina:

 

– 2 petti di pollo/ gallina

– ½ cipolla tritata finemente

– 2-3 denti di aglio tritati

– ¼ tazza di olio

– ½ kg di aji amarillo (peperoncino giallo)

– ¼ di aji panca/mirasol (peperoncino arancione)

– ¼ di pomodoro tagliuzzato (senza semi senza buccia)

– 150g di noci tritate finemente

– 150g di parmigiano

– 4 fette di pane bagnate nel brodo di pollo

– panna da cucina q.b.

– uova sode, olive nere e patate gialle lesse per la decorazione

– sale

Preparazione:

 

Iniziate lessando i petti di pollo con una foglia di alloro.

Poi passate alla preparazione della crema di peperoncino. Data la difficoltà nel reperire le due varietà peruviane sopraindicate, potete utilizzare qualsiasi altra variante piccante troviate dal vostro fruttivendolo di fiducia.  Pulite i peperoncini privandoli prima delle venature e dei semi, poi sciacquandoli diverse volte. Frullateli con l’olio per ottenere una perfetta crema di ají, indispensabile per questo tipo di pietanza.

Rosolate in una padella a fuoco basso la cipolla tritata finché non imbiondisce. Mescolando incorporate il trito d’aglio, il pomodoro, la crema di peperoncino e il sale per insaporire. A questo punto aggiungete pollo, precedentemente lessato e sfilacciato, affinché si amalgami assorbendo tutto il sapore del condimento.

Per dare un po’ più di spessore alla pietanza aggiungete il brodo che avrete frullato insieme al pane, e continuate la cottura mescolando di tanto in tanto. Per ultimo, aggiungete le noci, la panna e il parmigiano che daranno consistenza al sapore dell’ají tradizionale.

Servite in un piatto da portata dove disponete da un lato un letto di patate tagliate a fette, sulle quali versate l’ají de gallina e dall’altro una porzione di riso bianco.  Per completare i giochi di colore, guarnite con uova sode e olive nere. Ricordatevi, la presentazione nella cucina peruviana è parte del suo stile inconfondibile perciò non va mai trascurata.

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Lima: la Città dei Re

Il cuore economico, culturale e finanziario del Perù

Introduzione Lima

La capitale del Perù in tutto il mondo è conosciuta con la nomea di Città dei Re, nome che è strettamente collegato alle sue origini indigene. Lima è la città più popolata, nonché il cuore finanziario ed economico di questo Paese del Sud America. Profondamente eterogenea, è un centro culturale di grande fascino. La sua origine si deve al 1535 quando la città fu fondata da Francisco Pizzarro, che gli attribui il nome di Città dei Re (Ciudad de los Reyes). Ben presto però il nome fu mutato a beneficio di Lima, termine che si pensa possa derivare o dalla parola aymara lima-limaq utilizzata per simboleggiare il fiore giallo o da quella della lingua indigena quechua rimaq, che significa parlatore, nome con il quale si designa il fiume della città, ovvero il Rimac. Tuttavia Lima resta e resterà sempre la città dei Re. Anche grazie a una leggenda secondo la quale il nome della città, ai tempi della sua fondazione, fu scelto proprio nel giorno della festa dei Re Magi, ovvero il 6 gennaio. Oggi è stata inclusa tra i beni dell’Umanità dall’Unesco, per via delle bellezze che ospita. La sua cattedrale, le sue grande piazze, i suoi quartieri che riportano in vita tutto il passato coloniale di questa città, e le vie moderne rappresentano alcuni delle mille sfaccettature che Lima possiede.

La città è situata nella valle scavata dal fiume Rimac, sulla costa centrale del Perù, bagnata dall’Oceano Pacifico. Si tratta di un centro universitario di grande richiamo, il più importante di tutto il Paese, e uno dei più famosi del Sud America. All’interno dei confini della città di Lima si trovano infatti ben 28 poli universitari. E’ una città sostanzialmente calda da un punto di vista climatico, anche se non si raggiungono mai temperature estreme. Nel periodo estivo (che, trovandosi nell’emisfero opposto rispetto all’Italia, va da dicembre a aprile) le temperature oscillano tra i 21 gradi e i 28. Picchi più alti si registrano solo in presenza del vento caldo del Nino. In primavera e autunno (ovvero nei mesi di settembre-ottobre e in quello di maggio) la medi è di 19-20 gradi. E in inverno (ovvero durante la nostra estate) scende a 15 gradi. Tuttavia è una temperatura atipica per il clima del posto: si tratta infatti di una città situata all’interno della fascia tropicale, bagnata dal mare, eppure non raggiunge temperatura molto alte. L’atipicità del clima di Lima è da ricondurre principalmente alla corrente di Humboldt, che arriva dall’Antartide, e che rende fredda la zona costiera centrale del Perù.

In ogni modo Lima è una città che saprà conquistarvi. E’ enorme e sterminata: conta ben 8 milioni di abitanti. D’inverno assume un’aurea quasi magica per via della foschia che arriva dal mare e che rende tutti i confini labili, rendendola quasi fiabesca. Da non perdere il suo bellissimo centro storico coloniale, i suoi molti monumenti, i palazzi, la cattedrale e la piazze. Ma soprattutto per apprezzare davvero Lima il trucco è di entrare in contatto con la gente del posto: Lima è una città cordiale e tra una visita e l’altra non perdere l’occasione di scambiare due parole con gli abitanti, ben disposti a dare consigli ai turisti.

(Link di riferimento: http://www.logitravel.it/guida-turistica/lima-750.html)

Ottobre: il Perú festeggia il “mes morado”!

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Culti antichi di mondi nuovi, sapientemente mescolati dai profeti in grembiule con una buona quantità di miele, danno il miracolo dell’autunno viola peruviano

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Forse non molti sapranno che il mese di Ottobre segna in Perù l’inizio del mes morado, ovvero il mese delle processioni, in cui la capitale Lima in preda a un fervore popolare e religioso si tinge interamente di viola in onore al Señor de los Milagros, il “Signore dei Miracoli”, protettore degli schiavi.

Il suo culto nasce nella seconda metà del secolo XVII nelle periferie di Lima, dove i conquistadores spagnoli relegavano gli Indios e i Neri arrivati come schiavi dall’Africa atlantica. La leggenda narra che nel quartiere di Pachacamilla, in una casa fatiscente occupata da una confraternita di angolani, uno schiavo avesse dipinto su di una parete un Cristo Nero crocifisso, destinato a sopravvivere miracolosamente ai cataclismi che di lì a poco avrebbero devastato la città: durante il pauroso terremoto del novembre 1655 l’unica parete della casa a rimanere in piedi sarebbe stata infatti proprio quella occupata dal Cristo Nero.

La venerazione popolare scaturita in seguito a miracolose guarigioni avvenutedi fronte all’icona sacra portò a edificare sui resti della casa crollata una cappella che inglobava il muro sopravvissuto: quando nell’ottobre del 1687 un maremoto devastò una parte del Callao, la zona portuale di Lima, le acque travolsero la cappella ma risparmiarono per la seconda volta il misterioso affresco. Fu a quel punto che venne deciso di dipingerne una copia, da portare in processione per le strade di Lima tutti i 18 e 19 di ottobre.

Il colore viola si deve invece all’ordine delle suore Nazarene, il cui Istituto trovò dimora di fianco alla cappella, della quale le suore cominciarono a prendersi cura. Da allora il viola simboleggia la dedizione assoluta al Señor de los Milagros detto anche Cristo de PachacamillaCristo MoradoCristo de las MaravillasCristo Moreno o più imponentemente, Señor de los TembloresSignore dei Terremoti.

Come ogni tradizione che si rispetti anche il mes morado peruviano ha le sue ricette:la più famosa è il Torrone di Doña PepaImmagine, alias Josefa Marmanillo, schiava angolana nonché eccellente cuoca della provincia peruviana di Cañete, vissuta alla fine del ‘700. Colta da una improvvisa paralisi degli arti superiori che non le permetteva di lavorare e quindi di mantenersi, Josefa si mise in cammino verso Lima, pregando che la misteriosa immagine del Cristo potesse ridarle l’uso delle braccia, miracolo che puntualmente avvenne. Devozione e gratitudine eterna fecero sì che Doña Pepa elaborasse tale Torrone tentatore, che negli anni a seguire continuò a portare regolarmente in pellegrinaggio a Lima come offerta al Cristo Nero, il quale – assicurava Doña Pepa – sebbene crocifisso trovava il tempo di sorriderle mentre le dava la benedizione.

Link originale all’articolo Dove trovate anche la ricetta del famoso Turrón de Doña Pepa! 😉

Suspiro de limeña

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“Suspiro de limeña”o “Suspiro limeño”

 
 Il “Suspiro de limeña” è uno dei dolci più tradizionali e rappresentativi della golosità caratteristica della gastronomia limeña, ovvero della capitale peruviana. 
Le sue origini risalgono al XIX secolo ed è notevole l’influenza araba. Si racconta che fu Amparo Ayarez, moglie del poeta e scrittore José Gálvez a mettere a punto la ricetta, e  lui il vate che lo battezzò così per la sua incredibile dolcezza e cremosità, paragonabile “al dolce e soave sospiro di una donna”.  
Attualmente vengono chiamati “suspiros” tutti i dolci a base di meringa. 


INGREDIENTI:
(per il manjarblanco/ dulce de leche)
1 lattina di latte evaporato
2 lattine di latte condensato
8 tuorli d’uovo
 
(per il miele)
1 bicchiere di liquore all’arancia/ vino dolce (es: un buon passito)
1 tazza e mezza di zucchero
 
(per la meringa)
4 albumi d’uovo

Per ottenere il manjarblanco
Uniamo in una pentola alta le due tipologie di latte e cuociamo a fuoco basso fino ad ottenere il nostro manjarblanco o dulce de leche, che dir si voglia 🙂 
Togliamo dal fuoco e una volta fatto intiepidire il composto, aggiungiamo i tuorli muovendo continuamente. Facciamo raffreddare e versiamo il tutto dentro delle coppe alte da gelato. 

Per ottenere il miele:
In un pentolino, mescoliamo lo zucchero con il liquore e cuociamo a fuoco basso finché non raggiungiamo la consistenza tipica del miele.

Per ottenere la meringa:
Innanzitutto, battiamo gli albumi a neve, poi vi aggiungiamo il miele prima ottenuto continuando a battere, finché il composto non si è ben raffreddato.
Poi collochiamo in una tasca da pasticcere la nostra meringa e decoriamo la superficie della crema che inizialmente abbiamo versato nelle coppe da gelato (come vedete nella foto).
Infine, ultimate questo piccolo grande capolavoro per il palato, con una spolverata a vostro piacimento di cannella in polvere.

Los encanelados

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“Encanelados”

Oggi vorrei continuare questo nostro viaggio alla scoperta dei dolci peruviani presentandovi l’Encanelado, un dolce molto antico e delicato. In tanti sostengono che sia originario dell’America Centrale, più esattamente della Costa Rica, tuttavia, il dolce che attualmente rientra a far parte del patrimonio gastronomico peruviano viene realizzato seguendo una ricetta che, col tempo, si è adattata sempre di più al gusto e alla tradizione del Perù. A cambiare non sono state nè la forma nè la presentazione, bensì, l’aggiunta fra gli ingredienti della bevanda nazionale, il famoso Pisco (di cui vi parlerò sicuramente in uno dei prossimi post ^_^). Nel nostro caso, considerato che purtroppo in Italia non abbiamo a disposizione il liquore sopracitato, ve ne suggerirò un’alternativa che non guasterà affatto il risultato finale!
 
INGREDIENTI:
200g di dulce de leche
Cannella in polvere q.b.
 
Per il pan di spagna:
5 uova
1 cucchiaino di vanillina
120g di zucchero
1 tazza di farina setacciata
 
Per il miele:
240g di zucchero
1/2 tazza di acqua
2 cucchiai di liquore (liquore all’arancia oppure grappa)
Battete le uova a neve ben soda e poi aggiungetevi lo zucchero, continuando a battere bene per altri 10 minuti. Per ultimo, unite il cucchiaino di vanillina.
A questo composto, aggiungete gradualmente la farina setacciata con un cucchiaio di legno usando dei movimenti avvolgenti e regolari. Una volta terminato, versate la miscela così ottenuta in un tegame imburrato e foderato con della carta da forno e infornate per 30 minuti a 175º. Terminata la cottura, lasciate raffreddare il vostro pan di spagna e lo travasate su un altro tegame/ piatto.
Su questa base, tagliate il pan di spagna a metà e spennellate ciascuna delle due superfici interne con il miele, ottenuto cuocendo l’acqua assieme allo zucchero e ai quali avrete aggiunto, a cottura ultimata, il tocco di liquore.
Per completare questa delizia, spalmate su ciascuna delle due metà (precedentemente bagnate col miele) il dulce de leche, ultimate con una spolverata di cannella in polvere e ora potete ricomporre il vostro pan di spagna. Volendo, prima di servire, potete spolverare di cannella e/o zucchero al velo anche la superficie esterna del vostro dolce e accentuarne così l’autentica fragranza.

Pionono o Brazo Gitano

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Pionono” (Girella al dolce di latte)

Il “pionono” è la versione sudamericana del nostro rotolo di pan di spagna ripieno. Un dolce ideale per la merenda ma anche per la colazione, perfetto per le feste servito tagliato a fette e dentro dei pirottini colorati. È di veloce preparazione ma richiede cura e manualità nel confezionarlo. Potete farcirlo con quello che vi piace di più ma se volete togliervi lo sfizio di provare la particolarità del pionono autentico, riempitelo di dolce di latte e vedrete che bontà!

 
 INGREDIENTI:
4albumi d’uovo
4 tuorli d’uovo
100g farina
100g zucchero
1 cucchiaio di lievito
1 bustina di vanillina
PREPARAZIONE:
Battete bene  gli albumi con l’aiuto di uno sbattitore (velocità 3) e poi aggiungetevi a velocità 1 lo zucchero.
Mantenendo la stessa velocità, aggiungete i tuorli e sbattete fino a rendere il composto omogeneo.
Mettete da parte lo sbattitore e, continuando a mano, aggiungete gradualmente la farina, il lievito e la vanillina setacciati mescolando con un movimento avvolgente (cercando di seguire sempre lo stesso senso).
Imburrate una teglia  e ricopritela con della carta da forno. Riversatevi l’intero composto livellandolo con una spatola, in modo da ricoprire tutta la teglia.
Cuocete in forno preriscaldato a 180º x 10 minuti.
Preparate uno strato di carta da forno della stessa grandezza del precedente e stendetelo sul piano di lavoro. Cospargetelo con dello zucchero e poi stendeteci sopra rovesciata la pasta del rotolo appena uscita con sotto la carta da forno, facendo combaciare perfettamente gli angoli delle due. A questo punto, potete staccare dalla pasta la carta da forno, spalmarvi uno strato di dolce di latte (o quello che preferite) e arrotolare delicatamente.
Tenetelo in frigo per un’ora ricoperto con la carta da forno prima di tagliare.
Tagliatelo a fette (non troppo sottili mi raccomando altrimenti rischiate di ottenere un pastrocchio) e servite in tavola per la delizia di tutti i vostri commensali ^_^